'SIA IN CARCERE CHE IN CLINICA SIGNORELLI LO CURIAMO BENE'

 

ROMA Quello di Paolo Signorelli è ormai un caso. La sua storia di condanne riformate, processi annullati, proscioglimenti e nuovi mandati di cattura, ha aperto un dibattito. Si discute di garantismo e di riforme, di quanto spetta al legislatore e di quanto compete ai giudici. L' emotività si mischia all' opportunità politica. Ma, intanto, quanti detenuti, come il professore nero, sono ricoverati nei centri clinici e rischiano di morire di carcere? L' attenzione si sposta La vicenda di Paolo Signorelli, detenuto senza condanne definitive da sette anni, malato e costretto a particolare regime carcerario, non è certamente unica. Così, mentre l' attenzione si sposta su quanti sono costretti ad essere curati in carcere, le forze politiche riaprono il dibattito sull' urgenza di riformare il sistema penale e garantire i diritti dei cittadini ad una giustizia più celere e più giusta. Noi abbiamo sistemato Signorelli nella struttura sanitaria più efficiente di cui disponiamo, precisa il direttore degli istituti di prevenzione e pena, Niccolò Amato, come del resto cerchiamo di fare con tutti gli altri reclusi. A seconda delle loro condizioni e della loro personalità. Il professor Signorelli, comunque, non si trova in isolamento. Certo l' amministrazione penitenziaria si preoccupa della sua incolumità personale e prende nei suoi confronti le misure precauzionali che le sembrano più adeguate. Pertanto è opportuno che sia lui stesso, personalmente, a scegliere le forme di socialità di cui usufruire. Per quanto riguarda invece gli arresti domiciliari, la loro concessione non è di nostra competenza e spetta all' autorità giudiziaria decidere nel merito. Nelle carceri italiane ci sono quattordici centri clinici e la loro popolazione carceraria è fluttuante. In media comunque supera il centinaio. Si tratta di detenuti che scontano condanne definitive e di reclusi in attesa di giudizio. Tutti versano in non buone condizioni di salute. Quasi sempre i loro familiari e i periti di parte sostengono la necessità che essi vengano curati altrove, in strutture sanitarie esterne al carcere. I centri clinici più attrezzati del circuito penitenziario sono quelli di Roma, Parma, Napoli e Messina. Certo quei detenuti sono persone che non stanno bene, continua Amato. Noi facciamo quello che possiamo dal punto di vista sanitario e Signorelli, come gli altri, viene periodicamente visitato anche collegialmente da medici e specialisti. Le loro relazioni vengono poi inviate all' autorità giudiziaria che, se non si ritiene soddisfatta, dispone a sua volta perizie e controlli. Il professor Paolo Signorelli del resto, in questi anni, è stato più volte ricoverato in luoghi di cura esterni al carcere, talvolta per ordine del giudice, altra volta, su iniziativa dell' amministrazione penitenziaria, per motivi d' urgenza. La vicenda di Paolo Signorelli ha intanto mobilitato i partiti. Oggi in commissione Giustizia, il comitato direttivo dei deputati del Pci chiederà al guardasigilli Giuliano Vassalli, di mettere all' ordine del giorno il problema della riforma del processo penale le cui bibliche lungaggini vanificano il diritto alla giustizia di migliaia di cittadini. Quanto a Paolo Signorelli poi, continua il Pci, egli ha diritto ad essere curato fuori dal carcere come ogni altro detenuto, se le sue condizioni sono effettivamente incompatibili. Ma ogni decisione, conclude il comunicato comunista, spetta solo a chi ha il potere di assumerla. Situazione paradossale Con una nota sull' Avanti!, invece, il Psi ripete l' invito ad un gesto di giustizia e denuncia con forza il caso Signorelli, emblematico, scrive il quotidiano socialista, della paradossale situazione in cui versa la nostra giustizia. Ad una giustizia kafkiana, afferma L' Avanti! si può anche chiedere di liberare Signorelli in attesa di una sentenza definitiva. Più centrato sull' urgenza di riforme, infine, è l' intervento di Enrico Ferri che appare sull' organo socialdemocratico L' Umanità. Secondo il magistrato, il caso Signorelli accende con forza la polemica sulle riforme non fatte. Ferri nota quindi che spesso negli ultimi tempi l' opinione pubblica si schiera emotivamente più dalla parte dell' imputato che del giudice ed esorta a trovare presto le regole più idonee a garantire sia i diritti fondamentali del cittadino accusato di aver violato il contratto sociale, sia le esigenze di sicurezza della società.

di SILVANA MAZZOCCHI - Repubblica 1987