A sud di una idea

 

A SUD DI UN’IDEA

 

Rosarno, il Sud e la sagra dell’ignoranza tra stupidità, cialtroneria e ipocrisia 

 

Ma chi sono, che vogliono, ma che dicono? I camerieri dell’ignoranza mediatica, i parolai del nulla che sputano analisi  improbabili pavoneggiandosi nella dimensione dell’apparire. E che vengono letti ed ascoltati da un’opinione  pubblica residuale che di giorno in giorno si manifesta sempre più come il prodotto finito, costruito dai ciarlatani istituzionali. Gli eventi di Rosarno “spiegati” all’interno della forbice della ‘ndrangheta e del razzismo senza nulla conoscere delle realtà del Sud in genere e della Calabria in particolare. Quasi che ciò che è avvenuto nella Piana di Gioia Tauro sia stato promosso dalle cosche - per inspiegabili motivi - o che una ventata d’improvviso razzismo possano costituire la decifrazione delle dinamiche in movimento in territori che secolarmente sono assoggettati  al massacro esercitato da uno stato a dir bene inesistente ed allo sfruttamento di un capitalismo localistico indotto da  leggi di mercato anomale e singolari.

Vietato parlare di identità cancellata da una storia che parla di massacri di popolo e di predazione piemontese di ricchezze appartenenti ad un’economia avanzata quale era quella del Reame.  Nessuno ricorda che gli stabilimenti siderurgici del catanzarese furono smantellati (contemporaneamente allo svuotamento della Banca di Napoli) dai facitori dell’Unità d’Italia per essere trasportati a Torino e Genova per costruire lì la nuova industria siderurgica. Nessuno ricorda, per dimenticanza di comodo o per ignoranza consolidata, la Legge Pica e la eliminazione dei “briganti” operata dai bersaglieri e dai carabinieri di Cialdini  intesa a piegare le popolazioni del Sud e a renderle “omogenee” al Nuovo Ordine. E chi sa e parla dei “galantuomini”, dei rinnegati e collaboratori che hanno costituito le nuove gerarchie borghesi e capitaliste meridionali, fattrici di nuove identità che poi sono quelle che hanno portato alla snaturazione di Comunità di Popolo orgogliose delle loro Tradizioni ? I ciarlatani della storia parlano di ‘ndrangheta senza sapere nulla di che cosa essa sia stata e sia. Perché nulla sanno della storia e della cultura del Sud. E per questo, anche per questo, accusano oggi i Calabresi di razzismo: quasi che quanto avvenuto a Rosarno (e che potrebbe accadere in tutto il Sud) sia riferibile ad un rigetto epidermico nei confronti dei negri. Quasi che le colpe di quanto accade non siano riportabili alla criminalità delle istituzioni centrali e locali che si sono disinteressate di ciò che andava accadendo interessate come erano a lucrare sulla pelle dei cittadini.  Lavoro nero e per ciò utile ai neo caporali. Ma chi lo ha consentito? Chi ha permesso a migliaia di negri di migrare in territori dove la povertà è un fatto endemico? Senza creare una pianificazione del fenomeno migratorio né realizzare strutture di accoglienza per etnie estranee alle realtà locali e come tali ingovernabili. Ma si sa: i Calabresi preferiscono vivere di assistenza anziché lavorare…Ciarlatani e imbecilli che attribuiscono alibisticamente alla ‘ndrangheta la responsabilità di fatti che alla cosiddetta criminalità organizzata possono provocare soltanto problemi. Repressivi (e la repressione è stata immediata con l’arresto immotivato, quanto spettacolare e demagogico di decine di persone estranee agli accadimenti di Rosarno) e di agibilità sul territorio a seguito della sua militarizzazione.

E però c’è chi - come il bergamasco Vittorio Feltri – afferma a cuor leggero che la povertà del Sud è causa dei  Sudisti brutti, sporchi e cattivi adducendo come esempio di riferimento in positivo la ricchezza dei Veneti laboriosi e buoni che in alcuni decenni sono stati capaci di passare dal baccalà alla tagliata, dalla baita allo chalet. Onore aiSerenissimi. Ma non si dimentichi che questi sono cresciuti alla scuola dell’amministrazione asburgica e, soprattutto, non hanno dovuto pagare lo sfruttamento infame imposto dai “galantuomini” divenuti potere. E poi, cari gazzettieri cialtroni ed ignoranti,  le tante pagine “nere” scritte dalle genti del Sud non dipendono di certo dalla natura della “brutta razza meridionale” ma provengono – come lucidamente sostiene Marcello Veneziani – in larga parte dalla  brutta “modernità costruita a sud, tra abusivismo e quartieri da schifo, cattedrali nel deserto e insediamenti eco-rovinosi, egoismi recenti e   modelli televisivi e consumistici” veicolati dall’alto e dall’esterno. Ed assimilati nel meridione “dai ceti più furbi e cinici”.

Tanto ancora potremmo aggiungere a proposito di “differenze” e di etnie. E di Storia. Ma ci fermiamo per ora qui. Ciò che c’interessa è far conoscere a quanti dovrebbero interessarsi  - sulla sponda “destra” - di politica e di cultura alternative, come in ogni occasione in cui si è cercato di riconsegnare ai Popoli del Sud – che per troppo tempo hanno fatto del piagnisteo e della pigrizia una filosofia di vita - la loro identità e il loro orgoglio comunitario sia intervenuta la repressione a stroncarne l’azione. La rivolta di Reggio Calabria non ha costituito il solo esempio di come lo Stato sappia intervenire con la forza delle guardie e dei giudici  e  con il servilismo  organico dei gazzettieri, per impedire la riconquista del Territorio da parte dei nuovi “briganti”. Chi ricorda o chi ha mai saputo come nel 1993 hanno tentato di essere operativi  movimenti quali “Calabria Libera” e “Sicilia Libera”? Movimenti figli di una strategia alternativa, studiata all’interno di quell’eccezionale laboratorio politico-culturale che fu “Tabularasa”, diretta alla costruzione di un federalismo comunitario che operasse sul Territorio per strapparlo al malaffare ed alla gestione criminale del potere locale e centrale. Ebbene, quei Movimenti, che ebbero da subito un forte impatto di popolo e che lasciarono intravedere vittorie elettorali che avrebbero potuto stravolgere gli equilibri di un sistema di potere consolidato grazie al controllo affaristico della “cosa pubblica”, furono soffocati ricorrendo all’inquisizione per associazione di carattere mafioso. Tecniche ben note e largamente usate dai magistrati teorematici che inseguivano la via giudiziaria al potere sotto la regia di Violante e Caselli e della mafia dell’antimafia. Era il tempo in cui le “procure di trincea” si inventavano i “nuovi sistemi criminali” mettendo insieme mafia ed eversione di destra. Tutti dimentichi e/o tutti ignoranti? Quasi che non sia prassi di sempre mettere fuori gioco chi disturba il manovratore come va oggi accadendo in occasione degli appalti per la costruzione del Ponte sullo Stretto Per potervi partecipare occorre la certificazione dell’antimafia. E così sono le imprese del  nord ad accaparrarsi i lavori. Per essere più convincenti a livello di opinione pubblica è sufficiente, poi, far esplodere una cartocciata di polvere pirica davanti al portone del Tribunale di Reggio e scatenare la caccia alla ‘ndrangheta approfittando dei benvenuti fatti di Rosarno.

Non c’è bisogno di ricorrere alla psico-polizia: è sufficiente usare le tecniche antiche e sperimentate della repressione giudiziaria. Che vede al Sud la Casta delle toghe operare in buon accordo con la Casta politica. Salvo poi stendere le lenzuola bianche e piangere i loro morti.

 

Paolo Signorelli